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Wake up news

La Bresso ha speso milioni, Cota conta gli spiccioli , la magistratura elenca gli sprechi e il Piemonte?…Tira la cinghia!  
di Chantal Cresta 
13-09-2010

TORINO – L’ex presidente della Regione PiemonteMercedes Bresso (Pd) ama le consulenze. La cosa è evidente da un rapido esame dei bilanci approvati dalla Giunta. In 5 anni di governatorato (2005 – 2010) sono stati spesi più di 200 milioni di euro in assistenze esterne al punto che l’organo collegiale si è guadagnato  un ammonimento da parte della Corte dei Conti (sentenza 2009).

Prima di scendere nel merito delle vicende piemontesi, è doverosa una premessa: non sempre la voce “consulenza” è sinonimo di sperpero. Secondo l’art. 90 – n.163, 2006 del codice dei contratti pubblici, l’assistenza esterna può dimostrarsi un efficace strumento a sostegno di un’amministrazione qualora essa manchi dei requisiti o delle figure professionali più adeguate per condurre in porto progetti di publico servizio e utilità. Solo quando queste prerogative di essenzialità vengono a mancare, la consulenza si riduce a un giochino clientelare tra dirigenti amministrativi, amici e “parentume” di vario grado a caccia di voti, ingaggi o posti di lavoro ben pagati a spese del contribuente.

Questa rete di interessi incrociati sembra sia stata fittamente intessuta dalla Giunta Bresso tanto che si potrebbe parlare di un sistema di consulenza collaudato. Quando nei palazzi della Regione si prospettava l’occasione di trovare una figura specializzata per portare avanti un progetto, lettere di richiesta venivano inviate ai dirigenti degli organi locali competenti. A questo punto, pare che i suddetti direttori non rispondessero alle missive lasciando di fatto vacanti i posti i quali erano assegnati d’ufficio a persone esterne. E i nomi si rincorrono essendo sempre gli stessi e tutti abbondantemente retribuiti, come si legge dai rendiconti sul sito del ministero della pubblica amministrazione. Qualche esempio che si è guadagnato il titolo della stampa locale e nazionale. L’architetto Eraldo Como nel 2008 intasca 146mila € per risolvere i problemi sulle tariffe professionali inerenti all’ambito istituzionale e l’anno seguente altri 146mila € per alcuni incarichi di progettazione. Insomma, diversi ruoli, stesso compenso. O meglio, super compenso come quello di  Renato Balma, esperto chiamato nel 2005 a sanare il disavanzo della sanità piemontese per un periodo complessivo di 17 mesi. Balma rimase in carica 5 anni, in barba a tutte le regole di “provvisorietà dell’assistenza” previste dalla legge, per la modica cifra di 363mila €. Una vicenda esemplare è anche la strana storia del sig. Martin Brackenbury, presidente della federazione Tour Operator. Le competenze del professionista vennero richieste nel 2005 per realizzare un “Piano di Sviluppo Turistico” in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006. Brackenbury rimase in carica 5 mesi, con un cachet totale di 30mila € per 3 giorni di lavoro al mese, ovvero 2000 euro al giorno. Al termine del periodo previsto per l’incarico, egli non solo non aveva terminato il costoso progetto ma riuscì a risvegliare l’interesse della Corte dei Conti che, di fronte alla insolita collaborazione, richiamò la Giunta imponendole di avviare “provvedimenti autocorrettivi”. La Regione non potè che deliberare: “ il lavoro svolto al di là dell’esiguità dei documenti prodotti è stato di parziale utilità”. Risultato: compenso ridotto del 50%, quindi 1000 euro al giorno. La lieson tra Giunta piemontese e Brackenbury continuò fino al 2008 grazie a differenti ingaggi e costò alla Regione qualcosa come 200mila € in 3 anni.