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False (Fake)

Le "bufale", in senso figurato, sono sempre esistite. Il perché del termine non ha un'univoca spiegazione e l'etimo è parimenti incerto. 
Negli ultimi tempi le "bufale", ovvero le notizie false, sono diventate "fake news". Non è solo un problema di anglofilia, FAKE ha in sè una caratteristica paretimologica che al momento mi sfugge ma che, tuttavia, comunica un qualcosa  di fetido, di squallido, di laido, molto più che non FALSO. Quindi è benvenuto. Anche se, ai tempi delle false notizie che hanno riguardato Eraldo Como  - si era nel 2009/2010 -  almeno in Italia, non aveva ancora preso piede.
Quelle notizie false, diffuse anche attraverso Internet, sono qui leggibili in stralcio. A quei tempi non si pose loro grande attenzione, vennero archiviate in una cartella "Diffamazioni" e tutto finì lì. Quelle tuttavia, come fastidiosi parassiti, all'interno della ormai imprescindibile "rete", restarono appiccicate al nome dell'interessato. Si trattò evidentemente di frettolosi copia-incolla dei contenuti di un'iniziale indagine "scoop" fondata su ipotetiche malversazioni.
Il filo conduttore che lega quegli scritti è il numero "146 mila", da intendersi riferito agli euro, che si ripete come un mantra all'interno di tutte le "fonti".

Risale al 2009 la pubblicazione dal titolo “I peggiori sprechi della giunta Bresso”, pubblicata da Editrice Levanne, sotto le firme congiunte di Gianluca Vignale e Marco Botta, consiglieri regionali per PdL/AN, unitamente  a Ettore Puglisi (Circoli Nuova Italia) e a Laura Cavallini (pubblicista).  Lo scritto, per la parte che riguarda Eraldo Como, segnala che tra le “consulenze estreme” della giunta Bresso nel 2008, vi è la sua circa le “problematiche tariffarie professionali” della Direzione risorse umane e patrimonio. Gli autori si chiedono quindi perché ciò sia capitato proprio a tale persona. La spiegazione è molto semplice: Eraldo Como, libero professionista, esente da qualunque legame o coinvolgimento politico, autorizzato dal presidente del proprio Ordine (v. “Evidenze”), è stato scelto dalla Direzione patrimonio regionale, di concerto con la Direzione cultura, in quanto esperto di tariffa professionale, quale responsabile della materia presso l’Ordine Architetti di Torino per due consigliature consecutive (1998-2005). Che la cosa non avesse le recondite motivazioni che nello scritto si cercano di suggerire  è dimostrato dal fatto che il primo contratto consulenziale di Eraldo Como sullo stesso tema , con la stessa Direzione patrimonio, risale al 9 aprile 2002 sotto la presidenza Ghigo  (centrodestra); i contratti si sono poi ripetuti nel 2003 e nel  2004, sempre sotto la presidenza Ghigo. Il rapporto  professionale è poi ulteriormente continuato dal 2005 al 2009 (escluso il 2007) sotto la presidenza Bresso (centrosinistra) e dal 2010 al 2012 sotto la presidenza Cota (centrodestra). E’ quindi terminato, appunto nel 2012, alla conclusione dei lavori nei cantieri della Reggia della Venaria Reale, la fase di progettazione dei quali ebbe inizio nel 1999 e il cui iter realizzativo vide alternarsi nelle gestioni del governo regionale parti politiche contrapposte.
Il pamphlet , i cui estensori erano evidentemente scarsamente o malamente informati,  si lancia poi nella ridda dei numeri:  senza citare l’importo della consulenza del 2008 dice che nel 2009 Eraldo Como avrebbe dovuto ricevere “altri 146.000 euro”, sempre maturati nel 2008, per “progettazione e PSC”.  Tutto ciò è semplicemente falso: innanzi tutto  il contratto consulenziale relativo all’anno 2008, che si può vedere in stralcio in “Evidenze” ,  si riferisce ad un importo di 60.300 euro, oneri fiscali inclusi, che corrispondono a 49.264,70 euro, al netto della cassa previdenziale  e dell’IVA di legge, importo regolarmente fatturato tra il 2008 e il 2009; in secondo luogo Eraldo Como non ha assolutamente ricevuto da organismi regionali dipendenti dalla Giunta  ulteriori incarichi nel 2008 e ciò è facilmente dimostrabile attraverso l'esame dei documenti fiscali: la differenza economica tra quanto asserito nel libello e la realtà è quindi quella che intercorre tra 292 mila euro (non meglio specificati) e 60.300 euro (chiaramente lordi).
In chiusura dell’argomento viene invece correttamente riportata la notizia dell’incarico ricevuto dall’Amministrazione del  Consiglio Regionale del Piemonte - ente notoriamente diverso dalla Giunta, ancorché ciò non venga intenzionalmente evidenziato -  per la realizzazione dell’asilo nido destinato ai figli dei dipendenti del Consiglio; l’incarico avvenne a seguito di regolare gara di progettazione alla quale parteciparono  dodici gruppi di professionisti e fu aggiudicata a Eraldo Como in qualità di capogruppo mandatario di un raggruppamento temporaneo composto anche da altri due architetti oltre che da un ingegnere. Il contratto che ne conseguì  è anch’esso riportato in stralcio nelle “Evidenze”. Resta da sottolineare che circa quell’affidamento la collaborazione si arrestò al progetto, senza sfociare  nella fase realizzativa per abbandono dell’iniziativa da parte degli organi del Consiglio regionale, comunque senza alcun danno economico per gli organi stessi che compensarono solo la fase di progettazione del contratto.

Marco Trabucco su  “La Repubblica.it” del 29 luglio 2009, riprendendo i temi  della sopra citata pubblicazione, sintetizza con la generica frase “L’architetto Eraldo Como riceve 146 mila euro per incarichi di progettazione, ...” l’argomento che riguarda Eraldo Como, dando l’impressione di aver voluto dare risalto ad una notizia farlocca solo perché a corto di altri argomenti.

“Wake up news”, il 13 settembre 2010, a firma Chantal Cresta,  giocando con il nome dell’allora ormai ex presidente Bresso che suona come quello del prestigioso brand automobilistico,  sotto il titolo “La Mercedes delle consulenze”  ritorna, in modo invero un poco sguaiato, a fare l’elenco degli “amici” e “parentume” gratificati dagli incarichi consulenziali, riportando in modo falso e diffamante, almeno per quello che compete a Eraldo Como, gli stessi argomenti  fasulli della pubblicazione della parte politica evidentemente “amica” (non si sa se anche “parente”),  già sbugiardata nella prima parte di questo scritto.
Le conclusioni da trarre sono lasciate a chi avrà avuto la voglia e la pazienza di leggere e conoscere.